I nostri modelli

Omelia del 22 maggio 1973

 

Siamo riuniti qui nel ricordo di Santa Rita. Che cosa significa ricordo?

I Santi sono i nostri fratelli maggiori, sono quelli che ci hanno illuminati con gli esempi della loro vita, sono quelli che ci vogliono condurre a Dio, il Signore e Salvatore nostro. Certo noi possiamo e facciamo bene a ricorrere ai Santi per chiedere al Signore quello di cui abbiamo bisogno, ricordandoci sempre che alle volte chiediamo quello di cui non abbiamo bisogno, che non fa veramente bene a noi. Comunque è giusto che ci rivolgiamo ai Santi, ricordandoci sempre che l’unico mediatore è nostro Signore Gesù Cristo, che tutto ciò che noi abbiamo avuto e possiamo avere dal Padre celeste lo abbiamo per mezzo di Gesù Cristo. I Santi ci aiutano ad avvicinarci con maggior fede, con maggior fiducia a nostro Signore Gesù Cristo. Ma i Santi hanno nella Chiesa anche un’altra funzione, ancora più importante: sono i nostri modelli, sono quelli che meglio hanno messo in pratica il Vangelo, la Parola di Dio. Ecco perché nelle feste dei Santi, e anche oggi, nella festa di Santa Rita, abbiamo ascoltato la Parola di Dio nelle tre letture. Come a dire: Santa Rita ha messo in pratica la parola di Dio e ci invita a fare, anche noi, altrettanto con la grazia del Signore e per la sua intercessione. Che cosa dunque ci insegna parola di Dio che abbiamo ascoltato? Potrei suggerirvi tre pensieri che affido alla vostra considerazione.

Primo, la parola di Dio ci indica un programma di vita cristiana, quel programma che Santa Rita ha adempiuto in maniera esemplare. Secondo, la parola di Dio ci indica che cosa possiamo fare per realizzare questo programma di vita. Terzo, la parola di Dio ci indica la mèta che ci attende se cerchiamo di condurre una vita cristiana, quella mèta di felicità eterna, a cui Santa Rita è arrivata, che gode nel cielo e che spetta anche a noi.

 

Un programma di vita

Un programma di vita è la pagina di San Paolo nella lettera ai Romani: un programma di vita che si incentra tutto nella carità, nell’amore fraterno. Volete essere veramente cristiani, volete essere devoti a Santa Rita, non a parole ma a fatti? Ecco ciò che è più importante: la carità fraterna. Una carità, ci dice Paolo, che non abbia finzione, che sia sincera, non fatta di parole e di gesti che costano poco, ma di cuore e di fatti. Una carità che ci induce a fuggire il male e a cercare sempre il bene, ad amarci gli uni gli altri con affetto fraterno, ricordando che siamo veramente fratelli e dobbiamo vivere da fratelli. Una carità che ci induce a prevenirci a vicenda nel renderci onore, non voler essere da più degli altri ma riconoscerci veramente piccoli e vedere volentieri i meriti e le buone qualità degli altri. Ci induce, questa carità, ad uno zelo, ad un impegno deciso e fervente, ci induce alla speranza, ad essere forti nella tribolazione; ognuna di queste frasi meriterebbe di essere commentata con gli esempi che ci dà Santa Rita e che, in questo momento, non ho tempo di richiamare. Carità verso i fratelli, perdono anche ai nemici, lo abbiamo detto nella preghiera; dedizione a tutti, al servizio di tutti. Carità che ci fa essere solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità, evitando tutti gli egoismi, amando gli altri come noi stessi. E ancora: è una parola dura, fratelli carissimi, ma è parola di Dio e Santa Rita, l’ho già accennato, l’ha messa meravigliosamente in pratica. “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Non rendete a nessuno male per male” (Rm 12,14.17). Ah, fratelli, permettete che ve lo dica: se ci fosse qualcuno che fa il pellegrinaggio a Santa Rita e poi conservasse nel cuore sentimenti di rancore, di risentimento, non volesse perdonare, servirebbe ben poco pregare Santa Rita, portare a casa le rose benedette e tutte le devozioni che si possono fare. Santa Rita, che ha amato anche i nemici, che ha perdonato con la massima generosità, ci invita a mettere in pratica questa parola di Dio: “benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite, non rendete a nessuno male per male”.

Ci invita la parola di Dio a condividere con il prossimo, ad aprire il cuore agli altri; rallegratevi con quelli che sono nella gioia; mai invidiare chi sta meglio di noi, ma essere contenti con chi è nella gioia. Piangete con quelli che sono nel pianto, mai indifferenti verso quelli che soffrono, ma disposti a comprenderli, ad aprirvi verso di loro. Abbiate gli stessi sentimenti gli uni verso gli altri, cercando di andare sempre d’accordo. Non aspirate a cose troppo alte, non compiacetevi della vostra sapienza: chi comincia a pensare di valere più degli altri, non può avere la vera carità verso il prossimo. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini: cogliete tutte le occasioni per compiere il bene, per aiutare i fratelli. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. San Paolo è realista. Ci dice che dobbiamo stare in pace con tutti: ma dice: “se possibile”. Perché? Perché qualche volta non è possibile. Cioè: stare in pace con tutti, cercare di andare d’accordo con tutti, salvando sempre la verità e la giustizia. Se stare in pace con tutti volesse dire: approvare quelli che sono prepotenti, che solo perché stanno più in alto conculcano i diritti degli umili, che sfruttano i loro fratelli, allora non è possibile avere la pace nel senso di approvare quello che fanno. La pace va osservata nel rispetto della verità e nel rispetto della giustizia. Vi sono dei doveri di giustizia verso i diritti dei fratelli che sono al primo posto e sarebbe uno sbaglio ben grosso credere di fare la carità a qualcuno per poi fare l’ingiustizia agli altri, opprimere i deboli, sfruttare il prossimo.

“Non lasciarti vincere dal male”, soggiunge ancora Paolo “ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21). Quanto è bello tutto questo! A me viene in mente una figura tanto cara a tutti noi, che, in questo decennio ormai imminente della sua morte, ricorderemo con particolare commozione: la figura di papa Giovanni. “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”. Non ha voluto pronunciare condanne e anatemi: non ha mai approvato il male, ma ha sempre cercato di vincere il male con il bene. È con la bontà, con l’amore, che si vince il male.

 

Come realizzare questi programmi?

Ecco il programma che ci richiama Santa Rita. Credete che sia un programma facile da mettere in pratica? Io credo di no. Infatti, quante volte ce lo siamo proposti, ma ne restiamo ben lontani nei fatti! Vediamo se la parola di Dio ci suggerisce i mezzi per realizzarlo.

“Quanti temete il Signore, confidate in lui...Quanti temete il Signore, sperate i suoi benefici” (Sir 2,7-9).

Siate “lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera” (Rm 12,12).

“Rimanete in me e io in voi...Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto...Se rimanete in me, e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato” (Gv 15,4-5.7).

La parola di Dio ci invita alla speranza.

Se ponessimo la nostra fiducia in noi stessi, nelle nostre forze, saremmo delusi: ma la nostra speranza è in Dio Padre nostro, in Gesù Cristo nostro Salvatore. La speranza, che sostenne Santa Rita nelle prove più dolorose, ci stimola alla preghiera: quella preghiera che la nostra Santa praticava con un’assiduità e un fervore ammirabili, e che deve essere nostro impegno quotidiano.

Al centro della nostra preghiera, la Messa. Come nel giorno della sua festa voi mostrate con la vostra presenza qui che soprattutto con la partecipazione all’Eucaristia volete onorare Santa Rita, così sia vostro impegno la fedeltà alla messa domenicale, l’incontro dei fratelli intorno alla croce di Cristo Salvatore, alla mensa in cui egli si dà a noi come cibo, affinché possiamo sempre rimanere in lui e portare frutto di virtù, di grazia, di vita eterna.

 

La mèta che ci attende

Su questo argomento, un solo pensiero che ci viene suggerito dalla prima lettura.

Qualcuno potrebbe credere che il pensiero della felicità eterna, del paradiso, sia la finale obbligatoria di ogni predica. In realtà è la mèta a cui tende tutta la nostra vita. Noi onoriamo i Santi non come eroi del tempo passato, scomparsi per sempre, ma come fratelli che vivono in Cristo, intercedono presso di lui, unico mediatore, e ci aspettano per condividere con noi il gaudio eterno. Anche la festa di Santa Rita, pertanto, ci ricorda che siamo in cammino verso la patria che ci attende. La “grazia” più importante, più necessaria, più urgente che dobbiamo chiedere al Signore per la sua intercessione è la salvezza eterna, per noi e per i nostri.

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