Attraverso i Santi avvicinarsi a Gesù Cristo

Omelia del 22 maggio 1972

 

Alla porta della chiesa, là a destra, vedo l’immagine di Santa Rita; qui sono davanti all’altare, sul quale, fra poco, nostro Signore Gesù Cristo si farà presente com’era presente sulla croce quando si sacrificò per noi al Padre. Siamo qui per offrire insieme il sacrificio della Messa, per stringerci intorno a Gesù, ascoltare la sua parola, pregare insieme con lui e offrirlo, come dicevo, in sacrificio al padre per noi e per tutto il mondo.

Ecco dunque il significato di questo nostro incontro. Santa Rita, che vi ha aspettato là alla porta della chiesa, ci ha accompagnati qui, all’altare, per farci incontrare con nostro Signore Gesù Cristo perché questa è la missione dei Santi: condurci a Cristo. Questo è il senso vero cristiano della devozione ai Santi: attraverso i Santi avvicinarci a Gesù Cristo, il nostro supremo modello, il nostro fratello, il nostro Salvatore. Santa Rita non ha fatto altro che cercare Gesù Cristo: nella preghiera, nella meditazione sulle sofferenze della sua Passione, nel compimento del suo dovere quotidiano di fanciulla, di sposa, di madre, di vedova consacrata al Signore, nella mortificazione costante per unirsi a Gesù sofferente. La parola di Dio che abbiamo ascoltato nelle tre letture ci invita a meditare sugli esempi che ci dà Santa Rita e, sul suo esempio e con l’aiuto della sua preghiera, avvicinarci sempre di più a nostro Signore Gesù Cristo.

Invito alla speranza

La prima lezione che ci dà la parola di Dio e che vediamo avverarsi in Santa Rita è una lezione di speranza, è un invito alla speranza. “Voi che temete il Signore, confidate in lui; il vostro salario non verrà meno. Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici, la felicità eterna e la misericordia” (Sir 2,8-9). Dio, come dice San Paolo, è il “Dio della speranza” (Rm 15,13) e tutta la Sacra Scrittura dell’Antico e del Nuovo Testamento non è che un canto alla potenza, alla bontà, all’amore del Signore e un invito a noi a sperare in lui. Per questo Gesù dice: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio” (Gv 14,1). E Santa Rita ci è di esempio nella speranza. Attraverso tante difficoltà e pene di cui è seminata la sua vita, obbligata a vivere con un marito che non la comprendeva, che la trattava duramente e crudelmente, provata nei suoi affetti di madre in modo terribile dalla morte dei due figli, rifiutata per molto tempo dal monastero in cui voleva entrare, afflitta da una piaga che la cagionava dolori atroci, essa non si è mai persa d’animo, ha sempre continuato a sperare.

San Paolo ci ha detto nella seconda lettura che dobbiamo essere “lieti nella speranza” (Rm 12,12); trovare nella speranza motivo di conforto e di gioia. Mi sembra di leggere, fratelli e sorelle che siete qui presenti, sul volto di molti tra voi il segno di ansie, di sofferenze, di pene, che voi avete portato qui oggi a Santa Rita per averne incoraggiamento, sollievo e conforto. Sì, animiamoci alla speranza. San Paolo definisce i pagani come “coloro che non hanno speranza” (1 Ts 4,13), quasi a dire che noi cristiani dobbiamo essere gli uomini della speranza. Speranza che ha per oggetto la vita presente, in tutti i suoi momenti, la speranza del cristiano che sa di poter contare su di un Padre che lo ama, sa che ogni passo della sua esistenza è sotto l’occhio del Padre celeste che non ci abbandona mai. La speranza che, come ci diceva la parola di Dio nella prima lettura, ci fa guardare alla felicità eterna che ci attende perché questo è l’oggetto ultimo e definitivo della nostra speranza: la vita eterna alla quale siamo chiamati. Siamo invitati alla speranza, a sperare non in noi stessi, non nei nostri meriti, non nelle nostre virtù, non nella nostra forza; certo dobbiamo fare appello a tutta la forza della nostra volontà, ma siamo chiamati a sperare in Gesù Cristo, in lui che è morto per noi sulla croce; siamo chiamati a sperare e la speranza ci porta alla preghiera, la preghiera a cui Santa Rita dava tanto tempo del giorno e della notte che essa passava meditando sulla Passione di Gesù. La preghiera! Perché abbiamo ancora sentito la parola di Dio che ci assicura: “Chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore a fu abbandonato? O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato? Perché il Signore è clemente e misericordioso; rimette i peccati e salva al momento della tribolazione” (Sir 2,10-11). Perciò San Paolo ci ha detto che noi dobbiamo essere “perseveranti nella preghiera” (Rm 12,12) e ce l’ha ricordato Gesù nella pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato adesso, ci ha esortati a pregare nel suo nome, assicurandoci che la nostra preghiera sarà esaudita.

Lezione di amore fraterno

Una seconda lezione ci dà la parola di Dio, illustrata dall’esempio di Santa Rita: una lezione di carità, di amore fraterno. Abbiamo sentito San Paolo che verso la conclusione della lettera ai Romani presenta ai cristiani tutto un programma di vita che ha il suo centro nella carità: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno” (Rm 12,10), come ha fatto Santa Rita prima in famiglia e poi nella comunità religiosa in cui è entrata. “Benedite coloro che vi perseguitano” (Rm 21,14), ci ha detto San Paolo e Santa Rita è meraviglioso esempio di chi adempie questa esortazione di Paolo, esempio di perdono, lei che ha sopportato senza lamentarsi i maltrattamenti e le incomprensioni di suo marito, lei che quando il marito fu ucciso perdonò generosamente agli uccisori di lui mettendo in pratica la parola di Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21). Ecco dunque la lezione di carità che ci dà Santa Rita. “Amatevi gli uni gli altri – ci ha detto Paolo – con affetto fraterno” (Rm 12,10). Questo è il fondamento della carità, siamo veramente fratelli, figli di Dio, fratelli in Gesù Cristo che è il nostro fratello maggiore. Come fratelli siamo uguali, non ha senso ritenersi superiori gli uni gli altri perché si è più ricchi, perché si è più intelligenti, più istruiti, perché nella società si occupano posti di rilievo e di comando: siamo uguali davanti a Dio. Eppure qual è la realtà della nostra vita di ogni giorno? Qualche mese fa nella visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia, come nelle altre parrocchie della zona, sono andato a vedere i vostri ammalati e che cosa ho visto? Come dappertutto, ho visto delle famiglie dove grazie a Dio si sta bene, si può avere tutto quello che occorre, si può godere di un benessere che speriamo procurato onestamente, ma ho visto anche della povera gente che manca delle cose più necessarie, ho visto delle famiglie che vivono nella nera miseria e non potrebbero mettere insieme il pranzo e la cena se non fossero sostenute dalla carità dei buoni: questa è la realtà. E allora ecco Paolo che ci esorta alla carità. Carità sincera: “La carità non abbia finzioni… Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri, non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili (Rm 12,9.16). Carità che perdona: “benedite cloro che vi perseguitano, benedite e non maledite…non fatevi giustizia da voi stessi” (Rm 12,14.19). Carità che si esprime in una solidarietà vera e autentica; se siamo fratelli dobbiamo sentirci solidali. Perciò Paolo ci ammonisce: siate “solleciti per le necessità dei fratelli” (Rm 12,13), “cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini” (Rm 12,17), promuovete la pace. Solidarietà! Dobbiamo praticare la carità verso i fratelli, aiutando nella misura del possibile il fratello che ha bisogno e dandoci da fare, ognuno secondo le sue possibilità, per estirpare le cause di tante miserie, di tante stridenti sperequazioni sociali, per promuovere la giustizia in una società che è così lontana dal realizzare l’ideale umano e cristiano, per essere vicini a tutti i nostri fratelli, ricordandoci che se una scelta dobbiamo fare, se una preferenza dobbiamo usare, secondo l’esempio e la parola di Gesù, questa scelta dobbiamo farla per i poveri, questa preferenza senza escludere nessuno dal nostro amore sincero e operoso, la dobbiamo usare verso i più poveri, verso quelli che hanno maggiormente bisogno.

Rimanere uniti a Cristo

Ancora un’ultima lezione ci dà la parola di Dio e viene illustrata dall’esempio di Santa Rita. Ascoltiamo questa lezione in quell’invito di Gesù così suadente, così incoraggiante: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4). Rimanete in me e io in voi! Gesù si è paragonato a una vite della quale noi siamo i tralci; come il tralcio è intimamente unito alla vite da cui prende la linfa che scorre su e fa sì che il tralcio possa vivere e portare fiori, pampini e grappoli maturi, così noi siamo uniti a nostro Signore Gesù Cristo per il Battesimo, incorporati a lui nella Chiesa, e Gesù deve essere sempre al centro della nostra vita, perché: “senza di me – Gesù ha dichiarato – non potete far nulla” (Gv15,5). Ecco allora Santa Rita sempre unita a Gesù nella preghiera assidua, come ho già detto, unita a Gesù nella sofferenza, nella volontà di imitare la sua Passione. Sappiamo come il Signore ha disposto che partecipasse alla sua sofferenza, con la piaga dolorosa che portò in se stessa. Santa Rita è proprio somigliante a quel tralcio, che, come dice Gesù, il vignaiolo monda, cioè lo pota, lo taglia, lo fa soffrire in certo modo, per purificarlo affinché porti maggior frutto. Santa Rita è unita a Gesù nella carità fraterna, nella dedizione continua ai fratelli.

Gesù centro della nostra vita

Carissimi, l’abbiamo detto da principio: Santa Rita vuole condurci a Gesù. È Gesù al centro della nostra vita, nessun altro deve usurpare questo posto che spetta unicamente a Gesù, nemmeno i Santi devono essere al centro della nostra vita, nessuno dei Santi. Al centro c’è Gesù. E noi siamo veramente devoti dei Santi se, sull’esempio e con la preghiera dei Santi, ci avviciniamo a Gesù per conoscerlo meglio, per amarlo sinceramente, per servirlo nei nostri fratelli perché è lui che ha detto: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Fratelli carissimi, Santa Rita ci aiuti a comprendere la parola di Dio che essa ha così luminosamente compreso e così mirabilmente messo in pratica Santa Rita ci accompagna a Gesù adesso, nella liturgia eucaristica perché, nella preghiera, nell’accettazione della sua croce, nella dedizione ai nostri fratelli, noi possiamo incontrarci con lui e trovare in lui la sorgente della nostra speranza e dell’amore che ci unisce a lui e a tutti i nostri fratelli.

 

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