Chi è e che cosa ci insegna Santa Rita

Omelia del 22 maggio 1971


Carissimi, chi è Santa Rita? Che cosa ci insegna Santa Rita? Io penso che voi affollate così numerosi e attenti, stasera, il Santuario di Santa Rita, vi interessate a queste due domande: chi è e che cosa ci insegna Santa Rita? Ebbene la risposta noi l’abbiamo sentita. L’abbiamo sentita nella parola di Dio che è stata proclamata in questo momento nelle tre letture: una del libro dell’Apocalisse (3,14.20-22), una dalla lettera di san Paolo ai Romani (12,9-19a. 20a. 21) e una dal Vangelo di San Giovanni (15,1-8). Ma qualcuno penserà: “In queste tre letture, io non ho sentito il nome di Santa Rita”. Davvero non c’è il nome di Santa Rita in queste tre letture. L’abbiamo invocata nella preghiera d’inizio. Ma in queste tre letture non c’è il nome di Santa Rita. E allora? Ecco, io dico che noi troviamo la risposta a queste domande: chi è Santa Rita, cosa ci insegna Santa Rita? Nella parola di Dio, nella parola di Gesù, perché i Santi, tutti i Santi, ci conducono a nostro Signore Gesù Cristo. La devozione ai Santi è autentica, è buona, se non si ferma ai Santi. Ma i Santi sono gli amici, i fratelli maggiori che ci prendono per mano per condurci a Gesù Cristo. Ed è soltanto così che Santa Rita può gradire stasera l’omaggio della nostra devozione e della nostra preghiera.

Pregare per essere uniti a Gesù

In realtà, quando guardiamo un momento a quello che ha fatto Santa Rita, per quel poco che ne possiamo sapere, è facile capire che tutto essa ha fatto unicamente per Gesù Cristo e per i suoi fratelli. La sua fu una vita di preghiera, una vita di sacrificio nascosto, fu soprattutto una partecipazione dolorosa e amorosa alla Passione di nostro Signore Gesù Cristo. Quella spina e quella corona di spine con cui noi la vediamo raffigurata, ci richiamano appunto questo fatto, che Gesù volle farla partecipare nel modo più intimo alla sua Passione. Allora noi comprendiamo quelle parole che Gesù ci ha rivolto un momento fa nel Vangelo: “Io sono la vite e voi i tralci” (Gv 15,5). Il tralcio deve rimanere unito alla vite se vuol portare frutto. Il tralcio che viene staccato dalla vite non può essere buono se non ad essere gettato nel fuoco e bruciato. Così noi dobbiamo essere uniti a Gesù come Santa Rita, uniti a Gesù perché lui solo è il nostro Salvatore, lui solo è il nostro Maestro; uniti a Gesù con la fede, uniti a Gesù come il tralcio che, unito alla vite, vive della medesima linfa che sorge su dalle radici e dal tronco e si comunica a tutti i tralci. Di conseguenza, dobbiamo pregare per essere uniti a Gesù. San Paolo ci ha avvertiti un momento fa che dobbiamo essere perseveranti nella preghiera. È la preghiera che ci unisce a Gesù.

Cari fratelli, vogliamo renderci conto? Sarebbe strano che uno dicesse: “Io sono devoto di Santa Rita” e poi si accontentasse di andare a Messa a Natale, a Pasqua e alla festa di Santa Rita. non sarebbe niente vero che è devoto di Santa Rita. Non è devoto di Santa Rita chi trascura la preghiera del mattino e della sera, chi trascura la Messa della domenica, l’incontro al quale il Signore ci invita per ascoltare la parola di Dio, per pregare con lui, per mangiare il Pane che è il suo Corpo sacrificato per noi. La festa di Santa Rita è essenzialmente giornata di preghiera. Qualcuno sarà stato un po’ meravigliato e anche forse un pochino dispiaciuto, lo comprendo, perché quest’anno non si fa più la processione con la fiaccolata. La ragione è molto semplice. La festa dei Santi si celebra con la preghiera; e nella processione, nella fiaccolata, come si fa in questi casi, c’è sì qualcuno che prega, ma non oserei dire che sia veramente una preghiera di tutti quelli che vi assistono con curiosità come assisterebbero ai fuochi artificiali. Ecco perché si è voluto ridurre la festa di Santa Rita a quello che è proprio preghiera: per richiamarci al significato vero del culto dei Santi e della vera devozione di Santa Rita.

Imitare Gesù nella sofferenza

Nel Vangelo abbiamo ascoltato una parola di Gesù. Quelli di voi che vengono dalla campagna la capiscono immediatamente. Per quelli della città occorre forse una piccola spiegazione. Gesù dice: “ogni tralcio che porta frutto, (l’agricoltore) lo pota, perché porti più frutto” (Gv 15,2). È quello che fa appunto il contadino quando, al principio della primavera, pota le viti, toglie i rametti inutili e parassiti perché la vite porti maggior frutto.

Questo ci ricorda la penitenza, la mortificazione, lo spirito di sacrificio di Santa Rita. Una vite, quando le vengono recisi quei rametti, forse se potesse parlare si lamenterebbe. “perché mi tagli?”, direbbe al contadino. Ma il contadino lo fa per il suo bene. Voi capite. Santa Rita ha un grande insegnamento da darci. La sua fu una vita di sofferenza: sofferenze di cuore, sofferenze di corpo, sopportate con amore, con fede, aderendo alla volontà di Dio. Essa ci insegna che se vogliamo essere devoti dei Santi e di Santa Rita, dobbiamo accettare il sacrificio e la mortificazione, dobbiamo mortificare i nostri istinti.

Cari fratelli, c’è bisogno di dirlo? Se ci fosse qualcuno che crede di essere devoto di Santa Rita, magari perché si è fatto benedire la macchina, poi non avesse scrupolo di tradire la moglie (e viceversa), sarebbe meglio che Santa Rita la lasciasse in pace; se ci fosse qualcuno che si crede devoto di Santa Rita e poi si permette di dare sfogo agli istinti della carne, senza scrupolo di sfruttare quelle povere creature che danno spettacolo di sé per le strade della città e delle campagne, e no! Non si può mettere la devozione a Santa Rita d’accordo col vizio, col peccato, con l’abbandono agli istinti della carne.

Ricordiamo dunque questi insegnamenti. Santa Rita ci insegna a mettere Gesù al centro della nostra vita: nella preghiera, nella Messa, nella Comunione; ci insegna a imitare Gesù; imitare Gesù povero e amico dei poveri, imitare Gesù sofferente e amico di chi soffre.

Amare il prossimo e adoperarsi per la giustizia

C’è un altro esempio che ci dà Santa Rita, non meno importante. L’abbiamo ascoltato dalla parola di San Paolo nella seconda lettura. È tutto un programma. È un programma di carità, di amore fraterno.

Sappiamo come Santa Rita ha praticato questa carità, questo amore, specialmente con quel poveretto di suo marito che era tutt’altro che un modello di marito, che le fece soffrire l’impossibile, ed essa sopportò tutto con una eroica pazienza. Sappiamo come seppe perdonare a chi l’aveva odiata e fatta soffrire. L’abbiamo ricordato proprio un momento fa nella preghiera. Ecco allora gli esempi che ci dà Santa Rita e che ci vengono richiamati da San Paolo “la carità non abbia finzioni” (Rm 12,9); un amore sincero, amore di cuore, l’amore che esclude l’egoismo, l’amore per il quale non ci ripieghiamo su noi stessi, ma guardiamo ai nostri fratelli secondo il comando di Gesù e li amiamo come egli stesso ha amato noi. Perché dice appunto San Paolo: “amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (v.10). “Siate premurosi nell’ospitalità” (v.13). E poi: “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite!” (v.14). Ci insegna a prendere parte alle gioie e alle pene del nostro prossimo: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (v. 15). “Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti” (v. 18). Ecco il programma che ci dà San Paolo e che Santa Rita ha realizzato così mirabilmente. E non sono le belle parole che contano davanti a Dio: Dio legge nel cuore e se noi diciamo delle belle parole ma nel cuore siamo egoisti, siamo chiusi in noi stessi, pensiamo soltanto a stare bene noi e non guardiamo ai fratelli, è inutile allora, la devozione ai Santi. Non servirebbe certamente essere devoti di Santa Rita e poi conservare nel cuore il rancore, il proposito di vendetta, rifiutarci di perdonare se abbiamo ricevuto qualche torto. Carità, amore e, come ci ricorda il Concilio Vaticano II, prima ancora dell’amore, la giustizia. Il Concilio ci ammonisce a non illudersi di dare come atto di amore, di carità, quello che è dovuto per giustizia. La devozione ai Santi, anche a Santa Rita, induce tutti ad un esame di coscienza. Induce ad un esame di coscienza coloro che, tenendo in mano le leve del potere economico, possono disporre del lavoro e della salute dei loro dipendenti e richiama il sacrosanto dovere della giustizia: di dare a ciascuno quello che gli spetta, di rispettare la persona di tutti, la dignità di tutti, perché davanti a Dio siamo tutti uguali, non c’è differenza tra ricchi e poveri, tra ignoranti e sapienti, tra chi occupa una posizione sociale elevata e chi si trova emarginato nella vita. Tutto questo dobbiamo ricordarlo se vogliamo veramente essere devoti dei Santi.

Guardare alla vita eterna che ci attende

E infine, l’ultima lezione. L’abbiamo ascoltata nella lettura dell’Apocalisse. Abbiamo sentito quelle parole così semplici e belle. Dice Gesù: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). È la promessa che il Signore ci fa di farci entrare nella gioia del Paradiso se viviamo nella fede, nell’amore, nella carità verso i fratelli. È un invito che ci fanno tutti i Santi, che ci fa Santa Rita a guardare al di là di questa vita terrena, a guardare alla vita eterna che ci aspetta. Perché noi onoriamo i Santi? Che motivo ci sarebbe di onorare una Santa vissuta circa cinquecento anni fa se non fossimo certi che questa Santa vive, vive nella gloria del Cielo e di là ci insegna con i suoi esempi, di là ci assiste con la sua intercessione? La devozione a Santa Rita è quindi un invito a guardare alla vita eterna che ci attende.

Vogliamo chiedere, per l’intercessione dei Santi, della grazie d’indole temporale: la salute, la salvaguardia dei nostri interessi, il lavoro, la pace in famiglia, la promozione (perché no, siamo vicini agli esami). Possiamo domandare tutto questo? Certo, lo possiamo domandare, ma ricordandoci che c’è qualcosa che vale immensamente di più: c’è la vita eterna che ci attende e servirebbe ben poco ottenere, per l’intercessione dei Santi, la guarigione o la promozione agli esami o vincere una lite o condurre a buon porto un affare, se poi perdessimo la nostra anima per l’eternità.

Imparare dai Santi

Ricordiamoci, fratelli carissimi. I Santi ci insegnano qual è la meta cui noi dobbiamo tendere, quella meta a cui essi sono arrivati credendo in Gesù Cristo, amando lui, vivendo secondo il suo Vangelo. Se non cerchiamo di fare questo, cari fratelli, le rose di santa Rita non servono a salvarci l’anima; se non cerchiamo di fare questo, non serve portare a casa la medaglietta e il quadretto di santa Rita. queste cose possono anche servire, ma ad una condizione: che siano dei richiami che ci fanno pensare alla Santa, che ci invitano ad invocare la Santa e che ci spronano ad imitare le sue virtù. Ricordiamolo, perché altrimenti rischiamo, col culto dei Santi, che qualche volta diventa superstizione, di dare scandalo anziché di ottenere un beneficio all’anima nostra e di giovare ai nostri fratelli. Se la devozione a Santa Rita la pratichiamo così, come ci insegna la parola di Dio, allora abbiamo ragione di fare festa, come facciamo festa oggi, allora vale la pena di venire qui a pregare la Santa, allora possiamo uscire di qui rallegrati, gioiosi, certi di portare con noi la benedizione del Signore che ci viene attraverso le preghiere della Santa che noi invochiamo. Ed è quello che io auguro di tutto cuore a tutti voi che siete qui presenti: di uscire di qui col cuore colmo di pace e di gioia e portarle nelle vostre famiglie, nei vostri paesi. Irradiare questa gioia, che è la gioia del cristiano che vive unito a Gesù come il tralcio alla vite, che vive nella grazia di Dio, che sa che al di là di questa vita lo attende il Paradiso, che vive nell’amore sincero, operoso e generoso verso i fratelli. Questa è la grazia che noi chiediamo per intercessione di Santa Rita nella liturgia eucaristica che ci apprestiamo a celebrare. Gesù Cristo, che Santa Rita ha amato con tutto il cuore, che ha imitato nella sua passione dolorosa, si farà presente fra poco su questo altare come fu presente sulla croce quando si sacrificò per noi: Santa Rita ci aiuti ad avvicinarsi a lui con tanta fede, con tanta fiducia, con tanto amore.

 

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