"UN SANTUARIO PARROCCHIA DEDICATO A SANTA RITA DA CASCIA SARA’ ERETTO IN TORINO

..perché anche in Torino la Santa degli Impossibili abbia degna glorificazione,
..per dare assistenza religiosa a una vastissima zona di Torino, deserta di chiese,
..perché Santa Rita moltiplichi le grazie e le consolazioni ai suoi devoti."

(dal Bollettino n.2 del marzo 1926)



Nel 1916, quando infuriava la Prima Guerra Mondiale, don Giovanni Baloire, un giovane prete in grigioverde, venne a contatto con la zona della Barriera di Orbassano, dove poi costruirà il santuario di Santa Rita da Cascia. In quell’anno egli si preparava, presso l’Ospedale Militare di Torino accasermato alla scuola Mazzini, a partire per il Carso come aiutante di Sanità. Durante questo periodo ebbe modo di conoscere la situazione dei dintorni dell’ospedale e la precaria assistenza religiosa degli abitanti delle cascine, delle case operaie e delle case sparse in quel territorio. Nel 1919 venne congedato ed inviato come vice curato nella parrocchia di San Secondo di Torino. In quella chiesa esisteva un altare dedicato alla Santa di Roccaporena e Cascia e in quella comunità la devozione aveva dato vita alla Compagnia dei Divoti di Santa Rita. Don Baloire studiò la vita di questa donna umbra dalla santità così accesa ed i segni straordinari che ne accompagnano da secoli la devozione nel mondo.
Nella primavera del 1925 don Baloire, memore dei luoghi dove aveva trascorso la sua preparazione militare, fece un sopralluogo oltre la barriera daziaria di Orbassano e si propose di erigervi una chiesa, dedicandola alla Santa dei Impossibili.
Tra i suoi appunti troviamo la descrizione del territorio a quell’epoca: "...A sud ovest della città di Torino, alla periferia, si estendeva una vastissima zona profonda 5 chilometri e larga quasi altrettanto, dipendente dalle lontane parrocchie della Crocetta e del Lingotto. Un gruppo di case popolari isolate in corso Sebastopoli angolo via Tripoli, la scuola elementare Giuseppe Mazzini, l'Ospedale Militare, alcune caserme e poi la campagna verde sconfinata disseminata di piccole abitazioni, vera terra di missione. Ma era facile prevedere che ultimato l'interramento della ferrovia di Genova e di Francia, lo sviluppo della città sarebbe straripato, avrebbe inondato tale zona di costruzioni. Conoscevo bene il posto, che prima della guerra mi aveva visto in grigioverde nella 1a Compagnia di Sanità nell'Ospedale Militare. Mi fu facile un buon orientamento ed una scelta conveniente....

... Accenno a un solo fatto. Nelle due case operaie di corso Sebastopoli, immensi alveari umani, sono 313 famiglie, con 1200 persone: ora quelle case sono lontane dalla parrocchia della Crocetta e dalla parrocchia del Lingotto 2100 metri, quanto dista la stazione di Porta Nuova dalla stazione della Ciriè-Lanzo. Per quanto si moltiplichi lo zelo instancabile di dette parrocchie, è evidente la condizione difficile di tale regione, e la necessità di farvi sorgere una chiesa parrocchiale: Santa Rita stenderà su quella  popolazione il suo manto di celeste protezione. .... Migliaia di fanciulli ed adulti vivendo in una grande lontananza dalle chiese solo con grande difficoltà e buona volontà possono adempiere i loro doveri cristiani....."[1].
Con l'appoggio e l’incoraggiamento di mons. Giovanni Battista Pinardi, parroco di S. Secondo, il sostegno e il sostanzioso aiuto dei devoti della Compagnia, diede il via ai preparativi per portare a compimento il suo ambizioso progetto. La realizzazione della nuova chiesa è legata al movimento di persone che il giovane teologo seppe far sorgere ed animare. Le zelatrici e le collettrici si adoperarono per sensibilizzare i devoti e raccogliere le offerte, facendole arrivare da ogni dove. Egli tenne informati i devoti della Compagnia di tutte le attività e delle iniziative relative alla costruzione del nuovo santuario attraverso il bollettino "Gli esempi e le grazie di Santa Rita da Cascia", sui quali appaiono lunghi elenchi di offerenti fin dai primi numeri e gran parte delle notizie relative alla storia del santuario.
La fantasia e l’iniziativa per raccogliere fondi si espresse in molti modi: si organizzarono tra l’altro una serata di beneficenza con proiezione sulla vita di Santa Rita voluta dalle donne di Azione Cattolica della Crocetta nel giugno del 1926 e una grandiosa lotteria con il primo premio offerto dal Cardinale Arcivescovo, consistente in una macchina per scrivere Remington, nel 1927. Nel 1928 si tenne un banco di beneficenza, iniziativa che venne ripetuta in seguito per una decina d’anni in occasione della festa patronale. Dal 1930 iniziò l’offerta delle rose ad ogni pellegrino in visita al santuario nel giorno della festa di Santa Rita, tale gesto è ancora vivo ai giorni nostri.
Ottenute le necessarie autorizzazioni, il 17 luglio 1926 mons. Baloire firmò il contratto con il Municipio di Torino per l’acquisto dei primi 5.000 metri quadrati di terreno, pagabili in 5 anni. Quest’area verrà in seguito aumentata fino a diecimila metri quadrati con altri due contratti rispettivamente nel 1928 e nel 1938. Il terreno acquistato era posto all'incrocio di una fitta rete di strade, prospiciente la grande piazza di circa dodicimila metri quadrati già ombreggiata da una doppia fila di platani che il conte Balbo Bertone di Sambuy, podestà di Torino, con delibera del 11 aprile 1928 intitolò a Santa Rita da Cascia.
Trovato il terreno, cercò un architetto che garantisse di dare ad un edificio di mattoni un'anima tale da trasformarlo in un “tempio monumento bello per l’arte e raccolto per la preghiera”[2]. La scelta cadde sull'architetto Giulio Valotti, salesiano, che già aveva progettato opere importanti, fra le quali la chiesa di Gesù Adolescente in Torino ed il santuario del Selvaggio a Giaveno, oltre a numerosi Istituti Salesiani in Italia, nonché l'ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice e dell'Oratorio Valdocco di Torino.
Mons. Baloire fu così in grado di presentare sul bollettino del gennaio 1927 il primo disegno della facciata e la planimetria della futura chiesa (che verranno però leggermente modificati durante la costruzione).
 

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