L'affluenza dei pellegrini che accorrevano da ogni parte per onorare Santa Rita, metteva in evidenza l’esigua capienza della Cappella. Mons. Baloire per portare a compimento la costruzione del Santuario progettato, instaurò un dialogo con i Devoti di Santa Rita attraverso le pagine del Bollettino, rendendo loro conto delle spese e dell'andamento dei lavori, pubblicando le offerte che pervenivano per sovvenzionare l'edificazione della chiesa.
"La casa di Dio, per quanto riguarda la struttura, il decoro e la sua funzionalità, deve stare a cuore a tutti i credenti che in essa rinascono alla vita divina e in essa saranno benedetti per l'ultimo esodo pasquale verso la patria." Questa frase tratta dalla premessa che la Conferenza Episcopale Italiana pone attualmente all'inizio del rito di dedicazione delle chiese, sembra ricalcare il pensiero e lo spirito che spinsero il Fondatore ad iniziare i lavori del Santuario Monumentale. Sul Bollettino dell’aprile 1929 scriveva: “Poche settimane ed i lavori del santuario monumentale di Santa Rita saranno iniziati. Ho anch’io la vostra impazienza di vedere incominciati gli scavi e gettate le fondamenta del Tempio, che dovrà dire a Santa Rita e che ripeterà attraverso i secoli la grande divozione di Torino, del Piemonte, dell’Italia tutta per la Santa degli Impossibili. Ho questa speranza viva nel cuore, che non sia tanto lontano il giorno in cui vedremo il grande santuario ultimato, divoto, bello, maestoso, raccogliente sotto le ampie navate ricche di marmi e rilucenti d’oro, migliaia e migliaia di fedeli.”     
Nel pomeriggio di domenica 30 giugno 1929, mons. Pinardi impartì la solenne benedizione all'area dove l'Impresa Ingegneri Provera, Carassi & C. aveva iniziato i primi scavi delle fondamenta della chiesa. Prima del periodo invernale, durante il quale i lavori furono interrotti per il gelo, vennero portati a termine gli scavi, e nella primavera seguente furono terminate le fondamenta e il pavimento grezzo.
Le solenni funzioni della festa patronale del 22 maggio 1930 vennero celebrate sull’area del pavimento appena ultimato del santuario. Ma le fotografie di quel giorno, con la visione di tanti ombrelli aperti, documentano anche ”le benedizioni” del cielo.

In quell'anno, vennero innalzate le colonne, alte 6,81 metri (esclusi base e capitello), sulle quali poggiano la volta della navata centrale e parzialmente quelle laterali. Furono fornite dalla Marmifera Ligure di Carrara, costituite da un fusto in breccia imperiale in un solo pezzo con base e capitello in marmi pregiati che danno all’ambiente una intonazione di eleganza e ricchezza. Furono pure iniziati i muri perimetrali in blocchi di pietra di Credaro, con zoccolo in porfido e portali in Zandobbio e si impostarono gli archi delle navate laterali.
Nel 1930 uscì a Torino una piccola guida dal titolo "Torino e le sue glorie religiose" ad opera del giornalista Luigi Chiesa. Egli, malgrado ne fosse da poco iniziata la costruzione, presentava architettonicamente il Santuario scrivendo: "Lo stile risulta un felice connubio del romanico-medioevale. La facciata è dominata dal grandioso campanile acuto a cui si appoggiano, digradando, le due pareti laterali. In ciascuna di esse vi sarà un ingresso secondario, ed al centro, sulla base del campanile, s'aprirà il grande portale d'ingresso maggiore, a cui si accederà per una breve scalinata. La decorazione esterna sarà basata sulla lavorazione - secondo l'uso secentesco - con elementi di pietra lavorata."[6].
Nell'agosto 1931 si arrivò alla copertura della chiesa con la posa della croce sulla cupola in via di ultimazione e nella primavera del 1933 fu completato il campanile. Nella costruzione di quest’ultimo, seguendo il progetto dell'arch. Valotti, si usò, oltre al rivestimento in pietra di Credaro, lo Zandobbio per le decorazioni della cella campanaria, i quattro pinnacoli, le grandi finestre della facciata e gli otto finestroni della cupola. Per completare l'esterno non mancava che il portale maggiore di marmo e le gradinate.
In quegli anni per reperire le somme necessarie a sostenere i lavori ebbero grande importanza oltre alla Compagnia dei Devoti e le Zelatrici, alcune cospicue donazioni. Fra queste significativo fu il dono da parte dei Principi di Piemonte, Maria José ed Umberto, consistente in un prezioso ostensorio, vero gioiello di Arte Sacra, espressamente eseguito dal Ravasco della Scuola "Beato Angelico" di Milano. Con questo dono i principi vollero dimostrare la loro devozione a Santa Rita e il loro interessamento per il Santuario che stava sorgendo in Torino.
La vigilia della festa di Santa Rita 1934, caddero gli assiti intorno alle costruzioni della chiesa, che si offrì ai pellegrini di quell'anno in tutta la sua monumentale bellezza. Per quella occasione vennero collocati anche la cancellata in ferro battuto lunga oltre cento metri ed il portale maggiore con il significativo bassorilievo dei due pavoni, simbolo dell'immortalità.
La chiesa era ampia e luminosa, ma completamente spoglia. Il pavimento, sia nella cappella delle Grazie che in santuario, era ancora in legno, le pareti e le colonne senza rivestimento; mancavano l'altare maggiore e quelli laterali, i confessionali, i banchi, le vetrate e tutte le decorazioni. Mons. Baloire non difettava certamente di virtù e la speranza che da sempre lo sorreggeva lo portò ad affrontare i passi successivi.
Il giorno di Pasqua del 1935 iniziò il suo servizio l'orologio del campanile, azionato elettricamente, costruito dai fratelli Miroglio. I grandi quadranti in marmo misurano metri 2,90; le 60 cifre in bronzo sono alte ben 32 cm e le sfere rispettivamente m 1,20 e m 1,55.

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