Il 6 maggio 1927 arrivavano alla Barriera di Orbassano, nel campo dove ancora pascolavano le pecore, una squadra di operai ed i primi carri cigolanti sotto il peso dei tavolati e dei ferri da lavoro. Sui piani predisposti dall'architetto Valotti, l'impresario Vincenzo Prono si accingeva ad impiantare il recinto, entro cui doveva sorgere il primo lotto di lavori del Santuario comprendenti la Cappella provvisoria e la canonica.
Il 19 maggio 1927 Mons. Pinardi impartì la solenne benedizione all’inizio dei lavori, davanti a migliaia di persone accorse per l’occasione anche da fuori Torino.
A quattro mesi dalla benedizione, ritornando alla Barriera di Orbassano, si poteva vedere che i lavori proseguivano febbrilmente. Erano state gettate le fondamenta, innalzati i muri, fatti i coperti, le volte e gli intermezzi. Si stavano ultimando i rinzaffi e le arricciature, a cui seguirono i pavimenti, le porte, le finestre, gli arredamenti, ecc.
La genialità dell’architetto Valotti che intanto preparava, illuminato dalla fede, i disegni del grandioso santuario, coadiuvato dal suo assistente ingegner Carbone, seppe fare della primitiva cappella un gioiello d’arte e di devozione che venne terminata nell'aprile del 1928.
Un triduo di preghiera raccolse i fedeli a San Secondo e due volte al giorno nella nuova cappella, per preparare la solenne traslazione del quadro della Santa dipinto per l’occasione dal prof. Giovanni Crida, dono della signora Maddalena Neri e della figlia Consolatina.
Esso fu portato alla nuova cappella, processionalmente su un carro trionfale per le vie ed i corsi di Torino, tra un’imponente folla, il 15 aprile 1928. Al suo arrivo il canonico Luigi Chiantore la inaugurò solennemente con la benedizione pontificale di mons. Pinardi.
Il fondatore il giorno successivo vi celebrò la prima messa. Presero nuovo impulso le celebrazioni dei 15 giovedì di Santa Rita. Nel mese di maggio venne celebrata la prima novena e il 22, con la partecipazione di una moltitudine di fedeli provenienti dalla città e dai dintorni, si tenne la prima solenne festa di S. Rita.
La Cappella Primitiva o Cappella delle Grazie (come la definiva mons. Baloire), alla sua inaugurazione si presentava al visitatore con il quadro di Santa Rita del prof. Crida su un altare in legno, opera dell'ing. Giacomo Neri, che aveva pure realizzato i banchi. La balaustra in ferro battuto era stata forgiata da Emanuele Astengo. Il prof. Mario Guglielmino aveva curato la decorazione delle pareti. Le vetrate istoriate erano opera di Giovanni Abrate ed il pavimento alla veneziana era stato affidato a Domenico Crovatto. L'impresario in occasione della solenne inaugurazione aveva regalato il piccolo campanile, sul quale trovarono posto tre campane della Fonderia di Achille Mazzola di Valduggia dedicate rispettivamente alla Vergine, al Sacro Cuore e a Santa Rita da Cascia. Di queste, attualmente una risuona nella missione di don Mario Racca[3] a Carutapera in Brasile, come segno del legame tra le due parrocchie.
Da questa descrizione, quasi non si riconosce la cappella come la si vede oggi. La spiegazione la troviamo sull'ultimo numero del 1959 e sul primo del 1960 dei bollettini del Santuario, su cui il fondatore annotò i necessari lavori di ristrutturazione fatti in quel tempo. Preziosi marmi hanno arricchito le pareti, l'altare e la balaustra. Due nuovi quadri del prof. Mario Caffaro-Rore, dedicati al Sacro Cuore di Gesù e al Sacro Cuore di Maria, hanno sostituito i precedenti di modesta fattura. Le vetrate erano già state sostituite nel 1948 con le attuali a mosaico di vetri dipinti e legati a piombo forte della ditta torinese Gianina Paolo.

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