Fino al 1970, la festa patronale di Santa Rita si concludeva con una solenne fiaccolata. Le persone più anziane della parrocchia ricordano quanto lavoro occorreva per prepararla. Si iniziava già dall'estate precedente a costruire i tralicci a cui sarebbero state appese le fiaccole. Anche queste ultime erano costruite completamente da volonterosi parrocchiani, che alla sera si ritrovavano per prepararle: prima la struttura in legno della lanterna, poi la carta velina colorata su ogni lato e infine la sistemazione della candela nell'apposita sede. Così si andavano man mano accatastando in bell'ordine nei locali del sotto-chiesa, fino ad arrivare alla quantità necessaria per la festa di maggio. I tempi sono cambiati, la riforma liturgica conciliare e, non ultimo, il traffico hanno portato nel 1970 a rivedere la festa patronale. Al liturgista tocca il compito di riformulare secondo i nuovi canoni sia la preghiera per i quindici Giovedì di Santa Rita e la novena, sia la supplica che viene recitata il 22 maggio a mezzogiorno, mentre la Messa di Santa Rita viene arricchita delle tre preghiere principali appropriate.
"La benedizione degli automobilisti che si svolgeva sul sagrato, la benedizione delle rose e degli oggetti di devozione, vengono conglobate in quella conclusiva della santa Messa, con apposito formulario, come segno che dalla partecipazione all'Eucaristia, centro della vita del cristiano, scaturiscono grazia, pace e benedizione."[1] Inizialmente si cercò di rivitalizzare spiritualmente la processione, che si caratterizzava anche per un forte richiamo folcloristico, con l'aiuto di un impianto sonorizzato dislocato lungo tutto il percorso per guidare la preghiera comune. Ma non ottenendo i miglioramenti auspicati il Consiglio Pastorale giunse alla decisione che riportò sul Bollettino del Maggio-Giugno 1971:           

"A seguito di animate discussioni è maturata la seguente conclusione votata a maggioranza dai presenti: sospendere per un anno la processione tradizionale, ritenuta da molti non più consona con le esigenze attuali della Liturgia, della pietà cristiana e del traffico cittadino; proporre in sua vece qualche altra iniziativa popolare nuova che incoraggi i partecipanti a riflettere più attentamente sulla fede cristiana nella propria vita." Decisione approvata, ribadita e spiegata anche dall'Arcivescovo, card. Michele Pellegrino, durante l'omelia della Messa da lui celebrata in santuario in occasione della Festa patronale:
"La festa di Santa Rita è essenzialmente giornata di preghiera.
Qualcuno sarà stato un po' meravigliato e anche un pochino dispiaciuto, lo comprendo, perché quest'anno non si fa più la processione con la fiaccolata. La ragione è molto semplice. La festa dei Santi si celebra con la preghiera: e nella processione, nella fiaccolata, come si fa' in questi casi, c'è sì qualcuno che prega, ma non oserei dire che sia veramente una preghiera di tutti quelli che sfilano in processione e tanto meno di quelli che vi assistono con curiosità come assisterebbero ai fuochi artificiali. Ecco perché si è voluto ridurre la festa di SANTA Rita a quello che è proprio preghiera: per richiamarci al significato vero del culto dei Santi e della vera devozione a Santa Rita."[2]
Il programma del 22 maggio da allora, perdendo la processione, si è arricchito della celebrazione solenne dei Vespri e delle messe vespertine, di cui una alle ore 21, richiamo per molta gente, che può così accostarsi ai Sacramenti ed alla preghiera malgrado tutti gli impegni di lavoro.

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